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Consiglio di Sicurezza

 

Consiglio di Sicurezza



L’Italia, ammessa alle Nazioni Unite il 14 dicembre 1955, ha sempre guardato all’Organizzazione come un punto di riferimento della sua azione di politica estera e non ha mai fatto mancare il suo apporto.

A 60 anni dal nostro ingresso nell’Organizzazione, il nostro contributo al raggiungimento degli obiettivi della Carta continua a essere incondizionato e apprezzato. Siamo i settimi contributori sulla scala dei contributi obbligatori. Siamo il primo fornitore occidentale di truppe per le operazioni di peacekeeping. Ospitiamo il 3° maggior polo dell’ONU dopo New York e Ginevra: dal Polo Romano dell’Alimentazione con la FAO, l’IFAD e il PAM, alla Base Logistica di Brindisi, al Polo Torinese, dove opera lo Staff College centro di formazione dell’intero sistema ONU.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, che ha già visitato l’Italia 14 volte durante il suo mandato, ha espresso in varie occasioni la riconoscenza dell’ONU all’Italia per il sostegno al raggiungimento degli obiettivi fondamentali dell’Organizzazione: mantenimento della pace e della sicurezza internazionale; sviluppo; promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Con queste credenziali, nel 2009 l’Italia ha presentato la propria candidatura a un seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il biennio 2017-2018. Il nostro Paese è stato membro del Consiglio già in 6 altri bienni (1959/1960; 1971/1972; 1975/1976; 1987/1988; 1995/1996; 2007/2008), ispirando la sua azione a quei valori, interessi e peculiarità di approccio che caratterizzano l’azione multilaterale del nostro Paese.

Le prossime elezioni si terranno in Assemblea Generale nel giugno 2016. La campagna si fonda sul contributo che l’Italia ha dato e che può continuare a dare alla comunità internazionale: riconosciuta capacità di ascolto e di mediazione (anche ad opera di importanti organizzazioni della società civile italiana); attività di prevenzione dei conflitti e dialogo come strumento principale; conoscenza del Mediterraneo e delle sue dinamiche, un’area destinata a restare anche nei prossimi decenni al centro della politica internazionale; promozione dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto.



Mentre si candida per entrarvi, l’Italia agisce anche per migliorare il funzionamento dell’organo onusiano deputato al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. Un Consiglio di Sicurezza più democratico, rappresentativo, trasparente ed efficace: sono questi i principi ispiratori di una riforma attesa da oltre 20 anni dell’organo ONU responsabile del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Concretamente, tali principi sono stati tradotti in varie proposte volte ad ottenere un ampliamento del Consiglio ed una modifica della sua composizione interna; un cambiamento dei suoi metodi di lavoro e una regolamentazione dei suoi strumenti a disposizione, in primis il potere di veto; un riequilibrio dei rapporti tra il Consiglio e l’Assemblea Generale.

Fin dall’istituzione dell’Open Ended Working Group (OEWG) per la riforma del Consiglio di Sicurezza nel 1993, l’Italia ha svolto un ruolo di primo piano nel dibattito internazionale. Nel 1995, l’Italia e’ stata promotrice del c.d. “Coffee Club”, al quale hanno in breve aderito circa 50 Paesi che si opponevano alla creazione di nuovi seggi permanenti nel Consiglio. Nel 1998, su iniziativa italiana, l’Assemblea Generale ha adottato una risoluzione che impone la maggioranza qualificata prevista dall’art. 108 della Carta ONU anche per questioni procedurali attinenti alla riforma del Consiglio, sventando il “colpo di mano” dell’allora presidente dell’Assemblea Generale e dell’OEWG Razali, che avrebbe favorito l’ingresso di nuovi membri permanenti nel Consiglio.

Nel 2005, l’Italia ha dato vita al movimento “Uniting for Consensus” (UfC), nel quale ricopre tuttora il ruolo di coordinatore. Dopo la decisione assunta nel 2008 dall’Assemblea Generale di chiudere l’esperienza dell’OEWG e passare al negoziato intergovernativo, nel 2009 - d’intesa con la Colombia – l’Italia ha presentato un progetto di riforma fondato sulla creazione di una nuova categoria di seggi a lungo termine e sulla modifica dei metodi di lavoro. Nel 2014, infine, nella ricerca di una soluzione di compromesso con i Paesi favorevoli all’istituzione di nuovi seggi permanenti, l’Italia ha annunciato un’ulteriore modifica della piattaforma negoziale concordata con gli altri Paesi UfC, che contempla la possibilità di rielezione immediata dei membri di lungo termine del Consiglio.


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